Inizio quest'avventura inserendo un articolo sul Salento del regista Edoardo Winspeare, autore, tra gli altri di "Sangue Vivo" e salentino DOC. (L'articolo è stato pubblicato su "La Repubblica" del 15 settembre 2005.
È, difficile per me scrivere del Salento. La scrittura in forma di saggio comporta un'elaborazione intellettuale che mi allontana dal sentimento della terra: è il sentire che mi conduce alla conoscenza vera di un luogo ed è per questo che molti posti si capiscono ma pochi "si sentono". Più adatto sarebbe un aforisma o una poesia per svelare con un fascio di luce squarci di verità oppure forse meglio il cinema -almeno per quanto mi riguarda- non a caso molto vicino alle due forme di scrittura sopra menzionate. Lo sguardo attraverso "l'immagine in movimento" mi avvicina all'essenza profonda della nostra regione rischiarandone la vita, contraddittoria e bella, odiata e amata e suggerendo all'anima fotografie dall'inconscio. Per questo tipo di esperienza non c'è bisogno di articolate esposizioni e conclusioni intelligenti, piuttosto di imprevisti del buon senso, balbettii della ragione e soprattutto una serena attesa dell'emozione.La mia aspirazione quindi non è quella di tracciare un percorso che da Ostuni termini a Leuca, con spiegazioni interessanti per ogni luogo -non ne sarei all'altezza in poche pagine, anche per il provinciale imbarazzo di dover escludere molti paesi amati- bensì di mostrare al viaggiatore delle immagini e da queste raccontargli della mia iniziazione al cante hondo del Salento, un canto-metafora che porta alla conoscenza profonda di una terra: per arrivarci le strade sono diverse e ognuno sceglie di entrare dalla porta che più gli piace. L'emozione perseguita "sul campo" mi ha fornito alcune chiavi che hanno aperto le porte di accesso a questo universo. Intanto la lingua, dolcissima, simile al siciliano orientale ma più gentile, diventa a Lecce il malinteso "perfetto italiano" della Firenze del Sud. Nulla da eccepire sulla sintassi e sul florilegio lessicale di alcuni signori leccesi ma l'accento è un'inconfondibile gradevole cantilena con vago tono interrogativo, quindi perfetto perché amabile ma pur sempre leccesissimo. Un suo rischio è l'eccessiva flemma: bello bello che vuol dire appunto "lentamente" è in fondo uno dei refrain del dialetto leccese come anche il "si" e il "no" salentini sine e none, molto meno categorici dei corrispettivi italiani: l'affermazione sottintende un rassicurante ha stare tranquillo, la negazione un dispiaciuto nun è possibile beddhu meu.E poi si cullino i fortunati maschi al suono di parole d'affetto pronunciate da donne dall'irresistibile cadenza, come il grecotrantino ce si kaleddhu (come sei carino), il suo corrispettivo nel dialetto del Capo di Leuca ce si buneddhu oppure ancora si nu cattuddhu (sei un piccolo gatto in cerca di fusa), una melodia che rende le salentine estremamente seducenti (con l'eccezione delle mutanti fonetiche -ragazzi inclusi- che con languore allargano le vocali strascicandole). Lecce non è solo il capoluogo ma è la piccola capitale culturale della vecchia Terra d'Otranto che comprende le province di Taranto e Brindisi (anche Matera in un passato più remoto). Arrivando da Nord è una sorprendente città-chiesa per il suo folle Barocco, controriformistico allo stesso tempo sottilmente beffardo come il sorriso sardonico della cariatide con la testa d'asino sulla facciata di Santa Croce, forse lo stesso sorriso del Santo salentino per eccellenza, S.Giuseppe da Copertino, famoso perché asino a scuola e perché volava, ma questa è una storia lunga. Il carattere allo stesso tempo conservatore e libertario si evidenzia nelle scelte politiche dei cittadini: la città più monarchica d'Italia con il suo leggendario sindaco Oronzo Massari, ma, fra le città del sud, la più a favore del divorzio durante il famoso referendum. Lecce è anche la città dei grandi avvocati-galantuomini, che ha dato i natali a ben tre Ministri di Grazia e Giustizia, dove l'esercizio forense è arte giuridica.I grandi nomi del passato come Leonida Flascassovitti, Atlante Guglielmi, Pietro Lecciso, Michele De Pietro, Grassi, il vecchio Salvi, Massari stesso erano letterati che prima del codice conoscevano Dante e che forse a volte "dicevano tutto e niente" ma lo facevano molto bene. La campagna salentina è il bellissimo quanto sofferto giardino di ulivi, vigne, tabacco -un tempo- e pietra dei paesi "dalle case di calce da cui uscivamo al sole come numeri dalla faccia d' un dado" (V.Bodini). Sono tantissimi, fra comuni e rispettive frazioni suppergiù 150, quasi sempre distanti pochi chilometri, spesso così vicini da formare un unico grande paese ma guai a dire che Presicce e Acquarica, oppure Corsano e Tiggiano, sono la stessa cosa perché le insormontabili differenze fra mascarani e patimori o fra carcagnitosti e masci (così vengono chiamati 'nciurati gli abitanti dei centri sopra citati) impediranno la nascita di una nuova identità cittadina.Il paese salentino ha una bella piazza, una chiesa barocca, dei vecchi dignitosi seduti al circolo ACLI, dei ragazzi al bar con espressioni minacciose ma solo per timidezza, un vecchio prete con la tonaca sporca o uno giovane entusiasta e ben rasato, un invalido civile con la cassetta di legno per le offerte per la festa di S.Ippazio, anziane bizzoche vestite di nero (devote ormai in via d'estinzione) che si affrettano per i misteri dolorosi, giovani sempre più belle 'nsurtate (corteggiate) da ragazzi dei paesi vicini dalle capigliature barocche, l'emigrante di ritorno dallu Belgiu o dalla Squizzera che si lamenta di come vanno le cose in Italia "a quai non è comu addai, t'à compri?" (quaggiù non è come lassù, hai capito?), professionisti che esagerano quantità d'impegni e recitano stress da "milanese del sud-est", il figlio del assessore con i capelli rasta studente al DAMS di Bologna che passa in bicicletta con studiata lentezza, macchine che si fermano in mezzo la strada per una veloce chiacchiera con l'amico, macchine dietro che aspettano pazienti, un solo un vigile frustrato indeciso se fischiare al cognato, il caffè pagato al marocchino di ogni piazza chiamato affettuosamente tapis, il vecchio distinto professore omosessuale ascoltato con rispetto, l'ultimo anziano contadino che ritirandosi dalla campagna saluta con "bona vespera a signuria", la studentessa con la pancia scoperta che sorridendo ti dice "cia-ciao", un centro storico di commovente garbo, le case nuove come scatole di scarpe della Filanto, la pompa di benzina Avio Lamp con l'insegna anni 50', in generale grazie a Dio un'aria di pace e nonostante tutto un'idea di grande civiltà.
giovedì 14 giugno 2007
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57 commenti:
PRIMA!!!!!!
Benvenuto nella blogosfera, e in bocca al lupo!!!! (che crepi, tagliato in due da una potente gomitata!)
Miss, mia cara Miss!
Grazie e speriamo di avere il tempo di coltivarlo....di idee ne ho tante..magari avrò bisogno dei tuoi consigli tecnici!!
Per non farmi mancare nulla lascio il segno anche qui. Buona fortuna neonato blogger, ora come i tuoi pargoli hai iniziato una vita x te sconosciuta. Ma nn preoccuparti, con una madrina come Miss Quarrel tutto sarà + semplice. Che bello! Sento che ci moltiplicheremo!
Grande Salento solo su Studio 100
Bel post, A presto.Ladymiss
Sono a disposizione!!!!
Che bello, che bello... m'avete eletta a madrina!!!! :)
Perche non:)
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